martedì 14 ottobre 2025

L'Olmo, albero dello scambio

 l'Olmo ha un'areale di diffusione estremamente vasto, si estende in gran parte dell'Europa temperata e in Asia occidentale, arrivando fino alla Scandinavia e al Mar Caspio. In Italia l'Olmo montano si trova principalmente sulle Alpi e negli Appennini centrali e settentrionali, tra i 400 e i 1400 m di altitudine; l'Olmo campestre è presente in tutte le regioni, specialmente in pianura e collina, solitamente fino a 800 m di quota: un tempo era parte del bosco climatico padano; l'Olmo ciliato si trova prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia, in zone più umide. l'Olmo è un grande albero caducifoglie che può raggiungere anche 40 metri di altezza; una caratteristica particolare della foglia, che lo rende facilmente riconoscibile, è che ha la base di attacco al picciolo chiaramente asimmetrica. L'apparire dei fiori ermafroditi all'inizio della primavera dà a tutta la chioma, ancora senza foglie, un bellissimo colore cremisi; i semi sono alati (samare), maturano presto e cadono in Giugno.

Purtroppo gli Olmi sono stati colpiti a più riprese nel corso del '900 da una malattia denominata "Grafiosi", originata da un insetto (l'Ofiostoma) vettore di un fungo che è in grado di infettare l'intero albero, il quale avvizzisce e muore nel giro di un anno. La grafiosi è riuscita a far scomparire nel corso dei decenni la maggior parte degli Olmi in Europa: solo gli Olmi dell'Himalaya sembrano resistere al fungo.

La corteccia dell'Olmo è conosciuta da tempo come rimedio per i disturbi della pelle. Dioscoride, nel 2° secolo d.c., conosceva le sue proprietà astringenti e cicatrizzanti, e sapeva che la si poteva applicare anche alle eruzioni cutanee croniche, agli ascessi e agli sfoghi. A livello interno, le qualità diuretiche, sudorifere e depurative dell'Olmo sono state usate per curare diarrea, emorragie interne, febbre e per sedare gotta e reumatismi. Nella Terapia dei Fiori di Bach, l'Olmo (Elm) è associato al principio di responsabilità. Quando una persona molto impegnata improvvisamente si sente oppressa, esausta ed incerta, il rimedio le restituisce la fiducia e l'abilità di vedere i problemi nella giusta prospettiva.

Secondo l'Edda (il poema letterario islandese del tardo medioevo) la prima coppia umana venne creata da due pezzi di legno, l'uomo dal frassino e la donna dall'olmo. Nella tradizione nordica era un albero custode particolarmente importante, e ancora nel 19° secolo era considerato un albero custode delle fattorie. I Greci e i Romani antichi piantavano gli Olmi nei pressi dei luoghi di sepoltura, e abitudini simili si possono trovare anche molto più tardi nell'Europa Occidentale. Nella mitologia greca le Esperidi, le tre sorelle che custodivano le Mele d'Oro raccolte da Ercole, alla loro morte vennero tramutate in un pioppo, in un salice e in un olmo. Nella leggenda di Orfeo, mentre l'eroe piangeva la morte della sua amata Euridice, il suono della sua lira generò un bosco di olmi.

Al livello spirituale, l'olmo mette in comunicazione i vivi e i morti, e gli esseri umani e gli spiriti della natura. L'olmo è governato da Mercurio, l'archetipo della comunicazione e dello scambio. Anche gli usi tradizionali del suo legno (carri e carretti, ruote, navi, bare e tubazioni) sono tutti legati al concetto di trasporto, di passaggio, un'area caratteristicamente presieduta da Mercurio.

(liberamente tratto da "Lo spirito degli alberi", di F. Hageneder, ed. Crisalide, 2001)

lunedì 4 dicembre 2023

Il Tiglio, albero gentile

I Tigli sono tra gli alberi decidui più belli e più alti delle zone temperate. Il Tiglio selvatico è autoctono in tutta l'Europa e la Russia Occidentale, mentre il Tiglio nostrano viene dall'Europa centrale e meridionale. Quando si incontrano danno un ibrido, il Tiglio Comune (Tilia vulgaris), che si trova spesso nei parchi o lungo i viali.
Le radici di quest'albero scendono molto in profondità; il Tiglio si lega saldamente al suolo con molte radici. Ama il calore e l'umidità, di cui ha bisogno per mantenere il denso fogliame. I Tigli possono vivere per parecchie centinaia di anni, e a volte possono raggiungere i mille anni di età.
(...) Nulla del Tiglio può nuocere all'uomo, al contrario; solamente il Sambuco potrebbe essere più benefico. Il Tiglio placa, allevia: in tedesco "alleviare" si dice "lindern", termine che deriva proprio dal Tiglio. Già nel periodo classico era un albero curativo molto importante: il centauro greco Chirone si guadagnò una grande fama come guaritore e profeta, tanto che ricevette il titolo di "Figlio di Filira", dove Filira è il deva-madre del Tiglio. (...)
Il legno di Tiglio è abbastanza duro ed è molto adatto per i lavori di intaglio. Gli indiani Irokee vi intagliavano le maschere dei totem, che usavano per i riti di guarigione. (...)

lunedì 17 aprile 2023

il Faggio, arbor felix

Il Faggio, originario dell’Europa centrale, è un albero deciduo, dal portamento maestoso, che può raggiungere i 40 metri di altezza e i 500 anni d’età. Il suo apparato radicale, inizialmente fittonante, in seguito si espande, formando una rete di numerose radici secondarie ben approfondite e in simbiosi con funghi che facilitano il recupero di sostanze nutrienti dal terreno. La sua corteccia è liscia, grigio-argentea, lucida, lenticellata sui rami e molto sottile: incidendola è molto facile infatti lesionare il cambio, che si trova subito al di sotto e che contiene i vasi in cui scorre la linfa dell’albero e le cellule che ne garantiscono la crescita. Per questa ragione, nonostante la tentazione di incidere messaggi sul bellissimo tronco dei Faggi sia forte, sarebbe meglio evitare, poiché è alto il rischio di raggiungere il cambio e così ferire, anche mortalmente, l’albero.
La sua corteccia chiara e liscia inoltre rende il Faggio molto sensibile alla luce. Quest’albero amante dell’ombra infatti, se esposto improvvisamente alla luce del sole per esempio a causa di disboscamento, viene gravemente danneggiato, bruciandosi.
Il Faggio ama l’ombra e il suoli umidi ma ben drenati. Rifugge i climi troppo secchi così come quelli eccessivamente piovosi, trovando la sua fascia climatiche ideale nelle foreste dell’Europa centrale, a circa 600 metri di altitudine. Una volta che si stabilisce nel suo territorio d’elezione, questa pianta esigente tende a colonizzarlo, formando di preferenza boschi puri. I rami crescono in alto, formando angoli acuti rispetto al tronco, e si ricoprono di fitte foglie sensibilissime alla luce, di colore verde chiaro appena nate e poi più intenso, ovali, semplici e alterne, lunghe dai cinque ai dieci centimetri e con l’apice a volte acuto, altre ottuso. Se anziché in un bosco il Faggio cresce isolato, sviluppa rami anche nelle parti più basse del tronco, ricoperti da un fogliame fitto che lo protegge dalla luce e che forma una chioma tondeggiante.

venerdì 10 dicembre 2021

Il nocciolo

Il nocciolo è sempre stato un antico e diffuso simbolo di fertilità (e non c'è da meravigliarsene, se si pensa a tutto il polline che produce!). Fu usato nei riti per la fertilità e, in seguito, nelle cerimonie di fidanzamento e matrimonio, dall'antichità fino e durante l'era cristiana. Inoltre, il nocciolo era uno degli alberi (insieme al salice e al sorbo) che fornivano il "Palo della Vita". Per la divinazione e la ricerca di sorgenti di acqua sotterranee esiste una tradizione storica ancora più antica: forcine fatte con rami di nocciolo venivano usate dagli antichi etruschi e dai cinesi e continuano ad essere usate ancora oggi anche in occidente.
Il nocciolo gioca un ruolo molto importante nella mitologia celtica. In Irlanda fa ombra alla "Fonte di ogni saggezza", detta Fonte di Connla o di Segais. Da questa "vera sorgente" nascono sette ruscelli, vicino ai quali si erge "il nocciolo ricercato da tutti i poeti": non ha età ed ha nove fusti (...)
In varie tradizioni si crede che il nocciolo sia governato da Mercurio (e da Venere); nella mitologia greca e romana è associato a Ermes/Mercurio, la cui verga è un bastone di nocciolo: il caduceo con i due serpenti intrecciati è tutt'ora il simbolo delle arti mediche.
Il nocciolo è stato spesso trovato nelle tombe dell'età del ferro nell'Europa Nordoccidentale (ad esempio in ciotole contenenti nocciole).
Il numero nove ricorre frequentemente in relazione al nocciolo: l'albero fisico impiega nove anni per maturare; la Fonte è circondata da nove noccioli; il nocciolo è fonte di ispirazione artistica, e nove è il numero delle Muse; nove è anche il numero sacro di Gna, lo Spirito della Terra.
Il simbolismo del n nocciolo è facile da capire: "arrivare al nocciolo" significa arrivare al cuore delle cose: la forma illusoria, materiale, viene distrutta con il guscio, ma l'interno, la verità, rimane. (...)

da: Fred Hageneder, "Lo spirito degli alberi", Crisalide, 2001

venerdì 1 dicembre 2017

Il Frassino, maschile e femminile assieme

(...) Nell'antica mitologia norvegese, il frassino e l'olmo erano gli alberi da cui fu creata l'umanità, la donna dall'olmo e l'uomo dal frassino. Nella Grecia classica, la "terza razza dell'uomo o razza ambrata" era considerata il "frutto del frassino". Il frassino stesso (Melia) era figlia di Oceano e moglie del dio fluviale Inakos; in seguito, Madre Frassino diede alla luce Foroneo, primo essere umano e portatore del fuoco.
Per millenni il frassino venne visto come protettore della giovinezza. In Scozia il vigore del frassino era ampiamente riconosciuto, e si credeva che avesse una benefica influenza sui neonati. La linfa veniva fatta bere al neonato e ramoscelli verdi di frassino venivano messi nel focolare della sua camera, in onore dell'albero e come preghiera per il bambino.
In Inghilterra e sul continente, usanze basate sulle proprietà del frassino di curare attraverso l'energia erano ancora in vita nel secolo scorso. In Svezia il frassino era uno dei "vartrad", custodi della fattoria o della proprietà, e Donna Frassino (Akfroa) veniva onorata con offerte di latte o di birra. Tuttavia non si piantavano frassini molto vicini alle case o ai campi coltivati, perché il loro potente apparato di radici poteva danneggiare i muri di pietra o rendere difficoltosa la crescita delle piante.
Si ritiene che il frassino abbia potere sull'acqua. Antiche usanze celtiche volevano che da qualche parte, in una barca, perché questa non affondasse, venisse utilizzato del legno di frassino. Ancora durante la grande emigrazione del secolo scorso, la maggior parte degli Irlandesi portava con sè un pezzo di legno di frassino oltre l'Atlantico. Dall'altro capo dell'Europa, Graves riporta che il frassino veniva usato nelle cerimonie per propiziare la pioggia nella Grecia preistorica, dove le "Meliae", le ninfe del frassino, erano considerate spiriti delle nuvole e figlie dei potenti dei del mare, che in origine dominavano su di un mare di nuvole. In seguito i Greci consacrarono il frassino al Sole e a Poseidon, dio del mare.
Sole e Mare: il frassino mostra i suoi aspetti maschili e femminili nel suo aspetto fisico. Esso

sabato 18 marzo 2017

Il Sorbo, l'albero dell'unione della terra con il cielo

"...Il sorbo è stato l'albero più venerato nelle regioni dell'Europa Nord occidentale, e spesso la sua fama ha superato quella della quercia e della betulla. Questa antica venerazione si conserva in modo molto palese in Scozia, dove la tradizione non permette l'uso del legno, delle foglie, della corteccia o dei fiori di quest'albero, o il taglio, se non per scopi sacri e in particolari circostanze.
Il taglio, il trasporto e la collocazione (sopra le porte, come portafortuna) di rami di sorbo pare si effettuasse seguendo particolari rituali e in accordo con il calendario sacro. In Scozia il sorbo simboleggiava la morte e la vita dopo la morte, perchè veniva considerato un tramite tra questo mondo e l'altro; il suo legno veniva bruciato solo durante le cerimonie funebri o divinatorie. Aveva una posizione molto importante nella preparazione del pane sacro, il cui grano veniva battuto con un utensile fatto di legno di sorbo. Era considerato un amuleto contro le fatture e la malasorte.
 La capacità del sorbo di crescere dove il terreno sembra inesistente, come tra le biforcazioni degli altri alberi o sulla roccia nuda, ha rafforzazto la sua immagine di albero soprannaturale, che non appartiene alla terra nè al cielo, ma vive tra

giovedì 15 dicembre 2016

L'Abete, albero di Poseidon

(...) Le gemme della maggior parte delle conifere contengono una grande quantità di resina e di olio essenziale; l'abete bianco è stato utilizzato terapeuticamente fn dai tempi classici. Resina, aghi, gemme e germogli venivano applicati soprattutto per curare la gotta, i reumatismi, le bronchiti  e le infezioni della bocca e della gola. Le gemme vengono usate ancora oggi per lenire la tosse e fluidificare il muco, sono antisettiche e stimolano la circolazione; in certi casi però possono irritare la pelle. (...) Il fumo del legno o della resina ha un effetto depurativo nella stanza, come pure l'olio essenziale vaporizzato.
Dall'abete e dal pino vengono estratte quattro sostanze incredibilmente importanti per la civiltà umana: la pece, la resina, il catrame e la trementina. Queste sostanze servivano per impermeabilizzare tutti i tipi di legno e per sigillare le assi delle navi; venivano anche utilizzate come carburante per le lampade ad olio. Il nome latino "picea", pece, ricorda ancora questo uso. (...)
Gli antichi greci dedicarono l'abete a Poseidon, il dio del mare; un'idea intelligente, considerato che gli alberi delle navi venivano ricavati dal tronco dell'abete.
La maggior parte degli alberi dei boschi sacri erano decidui, ma anche le

venerdì 4 marzo 2016

Alberi guardiani

Proprio come in una corte medioevale, anche un bosco ha i suoi guardiani, e in effetti ne ha molti e di diverso tipo. La botanica considera alla stregua di guardiani quegli alberi e quei cespugli che hanno bisogno di più luce, che di solito incorniciano i confini dei boschi e che proteggono così quegli alberi che possono vivere tranquillamente nella parte più interna del bosco.
Alcuni uccelli sono guardiani riconosciuti dalla biologia, e tutti conoscono i loro richiami che mettono in guardia l'intera foresta quando qualcuno si avvicina.
Allo stesso modo , gli alberi giardiani proteggono spiritualmente certi sentieri da chi li percorre, sia a livello fisico che a livello spirituale. Solo per il modo in cui crescono essi possono bloccarli completamente, non rifiutando l'aiuto del sottobosco (basti pensare alle ortiche o ai rovi). Talvolta all'inizio di un sentiero, troviamo un cespuglio o un albero con un aspetto decisamente repellente, brutto o addirittura spaventoso. Non cercate di oltrepassarlo. Se una volta tornati sui vostri passi, vi girerete, potrete scoprire che il suo aspetto è già diverso (...)

da Hageneder F., "Lo spirito degli alberi", Ed. Crisalide, p. 255

sabato 31 gennaio 2015

L'albero per le popolazioni baltiche

Nell-antica cosmologia della cultura baltica il mondo era strutturato in due regni: si saule "questo sole", il mondo normale della vita quotidiana, e vinja saule "l'altro sole", il mondo invisibile dove vva il sole di notte. Questo regno era anche la dimora dei defunti.
La nozione di Albero Solare, o albero del Mondo, è uno dei concetti più importanti anche in questa cosmologia. Questo albero cresce sl limitare del cammino di Saule, e il sole al tramonto appende la sua cinta ad esso, preparandosi al riposo. Di solito si ritiene che esso sia una quercia, ma è anche descritto come un tiglio, o qualche altro tipo di albero. Si dice che questo albero sia nel mezzo dell'oceano, in genere ad ovest.
La maggior parte delle divinità baltiche dei cieli era maschile, mentre gli spiriti della terra erano femminili. La Terra era personificata come "Terra Madre" (lettone Zemes Mate, lituano Zemyna). Mentre i Lituani avevano  anche un "Signore della Terra" e spiriti maschili, i Lettoni generalmente facevano riferimento alle Madri. Lo Spirito della Foresta era la "Mdre della Foresta", gli altri suoi appellattivi erano "Madre dei Cespugli", "Madre dei Noccioli", "Madre delle Foglie", "Madre delle Fioriture", e addirittura "Madre dei Funghi".
Di solito il luogo designato all'adorazione era il Bosco Sacro, spesso sopra un tumulo o una collinetta. Un altro luogo sacro molto importante erano le Terme, dove venivano praticati riti magico-religiosi, di solito nascite e funerali.
Non c'è quasi nessuna prova dell'esistenza di una casta sacerdotale, le cerimonie probabilmente erano presiedute dal capo del clan, anche se esistevano veggenti e indovini. In seguito, anche dopo che la loro religione era già confluita nel cristianesimo, la figura dello stregone, che secondo le cronache cristiane "veniva trattato dalle genti baltiche con lo stesso rispetto che i cristiani portano ai loro vescovi", continuòa essere presente.

lunedì 7 luglio 2014

La quercia, il re degli alberi

La quercia è stata quasi sempre considerata il re degli alberi. Nella tradizione greca, il deva del bosco di querce di Dodona divenne sempre più importante fino ad assumere il ruolo di Zeus, la principale divinità greca. La sua quercia sacra a Dodona era, come Delfi, uno dei maggiori oracoli del mondo antico ed è stata luogo di pellegrinaggio per circa duemila anni. La quercia fu consacrata  a Giove, l'equivalente di Zeus, e divenne l'albero principale dei boschi sacri dei romani. Toponimi germanici come "Dreieich", "Tre querce", pare indicassero santuari teutonici o luoghi in cui i membri delle tribù si incontravano per discutere o per amministrare la giustizia. Si può supporre che le querce fossero presenti anche nei boschi dei druidi, semplicemente per l'importanza che esse hanno sempre avuto nell'ecosistema dell'Europa Occidentale. L'unica prova della venerazione delle querce arriva dalla Galia: Plinio riporta una cerimonia in cui un vischio sacro dai poteri curativi veniva tagliato da una quercia. Nell'arpa irlandese di Brian Boru, la quercia rappresenta l'aspetto creativo maschile. La quercia era sacra a tutti gli dei del cielo: Zeus, Thor, il celtico Taranis, ma anche alle divinità della terra, il cui aspetto nutritivo dava cibo a tantissimi animali sacri, ma soprattutto ai maiali, animali sacri a due madri, come Ceridwen. Il nome celtico della quercia è legato ai concetti di "albero" e "porta", e il "Cad

lunedì 2 giugno 2014

La betulla, l'albero dell'inizio

La betulla è stata sempre considerata l'albero "dell'inizio". Prepara la terra ed anche l'anima. Le prime versioni degli antichi veda indiani erano scritte su corteccia di betulla, ed anche nell'antica Irlanda, "la madre dell'apprendimento" (come la betulla era talvolta chiamata) presiede l'alfabeto: la prima lettera, b, beth, è la betulla. Nella mitologia irlandese i primi segni ogamici furono incisi su legno di betulla, per avvertire il dio della luce Lugh che sua moglie stava per essere rapita e portata agli inferi. (...)
(...) La protezione della betulla è una forte caratteristica di molte tradizioni in tutta l'Europa: le culle di legno di betulla dovevano proteggere i bambini dalle cattive influenze (nelle favole dalla minaccia delle streghe che scambiavano i bambini fra di loro), e la famosa scopa di betulla era più che un pratico utensile domestico. Veniva usata ritualmente per spazzare via "lo spirito dell'anno vecchio" e fare spazio al nuovo. Poi la si appendeva in cima al tetto o sopra la porta come protezione.
La tenera e graziosa betulla era sacra a Frigga, la consorte di Odino (originariamente una divinità del vento) e in seguito gli erboristi e gli alchimisti la associarono all'equivalente romano di Frigga, la dea Venere. Riti primaverili e di fertilità e incontri amorosi avvenivano nei boschi di betulla, la manifestazione terrena della dea dell'amore. Non molti anni fa, le ragazze e i ragazzi scozzesi si univano ancora nei boschi di betulle durante Beltane, mentre gli adulti venivano sciolti dai loro vincoli matrimoniali per un giorno.

venerdì 4 ottobre 2013

L'albero dell'antico Egitto

(...) Dinastie native dominarono l'antico Egitto, con interruzioni provocate da invasori, dal 3100 al 343 a.c. circa. Alla fine, la multiforme religione antica andò perduta sotto le successive dominazioni ellenica, romana, bizantina ed araba.
Anche una delle molte cosmologie dell'antico Egitto  prevede un asse centrale dell'universo, un albero gigantesco con un dio Sole appollaiato sui suoi rami.
In Egitto gli alberi erano oggetto di un culto entusiasta ed erano considerati le dimore delle varie divinità. Gli splendidi sicomori verdi, le palme da olio o le palme da dattero, che spuntavano qua e là come per miracolo ai margini della terra coltivata, erano considerati divini e fatti oggetto di culto assiduo dagli egizi di ogni rango, nella convinzione che fossero animati da spiriti che all'occasione emergevano da essi.
Si usava onorarli con offerte di cetrioli, fichi, uva e altri frutti. Giare d'acqua venivano quotidianamente riempite ad uso dei viandanti, che a loro volta per gratitudine rivolgevano una preghiera alla divinità dell'albero. Il più famoso era il "Sicomoro del Sud", considerato corpo vivente di Hathor sulla terra. Hathor era la dea del cielo, altrimenti raffigurata in forma di vacca. Ella era anche un "nbt nht", cioè la "Signora dell'Albero Sacro". Un altro sicomoro, situato a Metairièh, era noto come "l'Albero della Vergine". Altri analoghi sicomori dell'Egitto erano considerati dimore di altre divinità, in particolare Nuit (dea del cielo), Selket (protettrice dei defunti) o Neith (antica dea creatrice), ed anch'essi propiziati con offerte. L'area attorno a Menfi era nota come "la terra del sicomoro.

domenica 26 maggio 2013

Alberi e spiriti guardiani

L'idea che uno spirito possa legarsi all'albero in cui è nato, e in cui di solito vive, ha radici profonde in tutto il mondo, senza limiti di tempo, cultura, religione, politica, filosofia o moda. E' un modo di mettersi in relazione con un'altra forma di vita. Si smette forse di dar da mangiare al proprio gatto solamente perchè ci si è battezzati?
Nonostante la sparizione dei boschi sacri ad opera dei detentori del potere politico e religioso, molti alberi, se non addirittura macchie, continuarono a mantenere lo statuto di 'alberi liberi' (tedesco Freibaume, svedese freitrad), per cui era proibito abbatterli. Nessuno poteva recare danno a questi alberi in alcun modo.
C'erano soprattutto ragioni pratiche: molte querce e faggi, ad esempio, erano venerati per i loro frutti che facevano ingrassare particolarmente bene i maiali; gli alberi che segnavano i confini di una proprietà erano un altro caso (in alcune aree della Svizzera medievale, per il taglio di un abete segnaconfine c'era la pena di morte); ma certi alberi, come alcuni vecchi tassi o gruppi di tigli erano 'intoccabili' per ragioni più antiche, che nessuno osava mettere in dubbio. "Perchè colei che vive nell'albero non vuiole farsi abbattere", dicevano gli svedesi...
(da Fred Hageneder, "Lo spirito degli alberi", pag. 225)

domenica 31 marzo 2013

L'albero tra i popoli della foresta.

(...) Se gli antichi popoli semitici ed ariani delle torride ed aride regioni del vicino oriente notrivano un tale entusiasmo nei confronti dei singoli alberi e di radi boschetti, cosa dovettero provare i primi uomini che si fecero largo nelle foreste fitte, dense e lussureggianti dell'Europa Centrale e Settentrionale? Una cosa è certa: le foreste della zona temperata esercitarono un influsso ancor più profondo sull'anima degli uomini, rispetto ai boschi delle aree subtropicali.
Nel sud gli alberi erano visti e celebrati come datori di ombra refrigerante e portatori di acqua preziosa (oasi), mentre nel nord il rapporto fu alquanto diverso. Pascoli, campi e giardini dovevano essere ritagliati con molta fatica in quel tappeto verde. E il modo in cui la vegetazione copiosa della foresta esigeva la restituzione di ciò che una volta le era appartenuto, costituiva un tormento, se non una minaccia, nella vita quotidiana. Non vi era spazio per il romanticismo. Se tutta la dimensione spirituale degli alberi si fosse ridotta ad una (meridionale) fantasia, sarebbe avvizzita molto presto nella (settentrionale) gara con la foresta. Mentre accadde esattamente l'opposto. Qui, dove il potere fisico, l'energia vitale, la forza astrale e spirituale degli alberi raggiungeva il culmine, gli uomini svilupparono tradizioni che esprimevano una conoscenza, una intimità ed una cooperazione con gli alberi senza uguali.

domenica 10 marzo 2013

Lo spirito dell'Albero, simboli da contemplare

Tutto questo nasce da una passione personale, coltivata da anni nei ritagli di tempo rimasti dal lavoro presso l'Amministrazione Provinciale, dalla vita familiare, dall'impegno nell'associazionismo... Una passione per il legno iniziata costruendo i mobili di casa, poi passata all'intarsio ed infine alla tornitura; ma soprattutto fondata sulla convinzione dell'importanza del linguaggio simbolico e della creazione artistica nella comunicazione dei valori...
Ed ecco gli oggetti essenziali che mi piace creare: piatti, coppe, vasetti, bicchieri... tutti attorno alla simbologia della coppa, oggetto che contiene e che dona, vaso dell'abbondanza e calice dell'immortalità; ed ecco anche le essenze che utilizzo: il duro noce, il profumato pino cembro, il rosso ciliegio... od un mosaico di essenze diverse, a testimoniare il valore della diversità nell'unità.
Li creo con utensili semplici, da dilettante ma con passione, nell'angusto garage della mia abitazione; oggetti che sono a disposizione di chiunque al loro contatto senta vibrare un messaggio di autenticità.
Non sono in vendita, ma ad offerta libera per finanziare le attività dell'Associazione Avè Onlus dedicata alla cooperazione Nord-Sud e Sud-Nord con i giovani e le giovani donne del Togo.